Il problema non è il cibo

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(ma il funzionamento interno che guida le scelte)

Il rapporto con il cibo viene spesso interpretato come una questione di disciplina o di forza di volontà.
Si pensa che basti impegnarsi di più, seguire regole più rigide o mantenere il controllo per ottenere un cambiamento stabile.

In realtà, ciò che osserviamo nel comportamento alimentare è solo l’espressione visibile di un funzionamento interno molto più complesso.

Il rapporto con il cibo è un ambito in cui diventano particolarmente evidenti dinamiche profonde: processi emotivi, automatismi decisionali, immagini interiori e modalità di autoregolazione che operano spesso al di fuori della consapevolezza.

Il comportamento è l’esito, non l’origine

Intervenire esclusivamente su cosa si mangia o su cosa si dovrebbe evitare significa lavorare sull’ultimo livello del processo.
Prima del comportamento esistono strutture e funzioni interne che lo generano.

Parliamo del modo in cui il sistema nervoso reagisce agli stimoli, di come l’identità orienta le scelte, di come il corpo percepisce disagio o comfort, sicurezza o minaccia.
Quando questi livelli non vengono riconosciuti e integrati, ogni tentativo di cambiamento resta fragile, intermittente o richiede uno sforzo costante.

Il cibo come funzione regolativa

Per molte persone il cibo smette di essere semplice nutrimento e assume una funzione regolativa.
Diventa uno strumento attraverso cui il sistema cerca sollievo, compensazione, contenimento emotivo o una forma temporanea di stabilità.

In questi casi, il comportamento alimentare non può essere corretto imponendo nuove regole.
Finché il cibo svolge una funzione interna, eliminarlo o controllarlo non è possibile senza creare un vuoto altrove.

Il cambiamento diventa possibile solo quando quella funzione non è più necessaria.

Un lavoro sul funzionamento interno

Nel mio lavoro non intervengo sul comportamento isolato.
Mi occupo del funzionamento interno che lo sostiene: delle funzioni che operano all’interno della struttura e del modo in cui corpo e identità prendono decisioni prima ancora che diventino azione.

Attraverso hypno-coaching, lavoro sull’identità e integrazione dei processi automatici, accompagno le persone a osservare i propri schemi senza giudizio, a interrompere automatismi che non servono più e a creare un allineamento più stabile tra corpo, consapevolezza e scelta.

Non si tratta di teoria né di motivazione temporanea, ma di esperienza diretta e integrazione concreta.

Dal lavoro individuale all’esperienza in presenza

Negli ultimi mesi è emersa con chiarezza la necessità di portare questo lavoro anche in uno spazio condiviso, dal vivo.
Un contesto esperienziale che permetta di osservare e riorientare il funzionamento interno in modo immediato, guidato e applicabile.

Per questo sto preparando un workshop esperienziale in presenza dedicato al rapporto con il cibo, al corpo e ai processi decisionali che li attraversano.
Non è ancora aperto ufficialmente, ma è già in fase di preparazione.

Per chi sente che questo ambito risuona, il prossimo passo non è forzare un cambiamento, ma creare le condizioni perché avvenga.

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Cominciamo con una chiacchierata per fare conoscenza e saperne di più sulla problematica da risolvere assieme.

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