Eppure, nel tempo, alcune dinamiche tendono a ripresentarsi. Non nello stesso modo, ma in una forma riconoscibile.
Non è una questione di volontà, né di comprensione. Accade anche dopo aver riflettuto a lungo, dopo aver lavorato su di sé, dopo aver chiarito cosa non ha funzionato. È proprio questo che rende il ritorno di certi schemi difficile da collocare: non c’è un errore evidente, né un punto preciso da correggere.
Il problema non è la scelta in sé, ma il modo in cui le scelte vengono fatte.
Le decisioni non nascono tutte allo stesso modo. Alcune sono il risultato di un ragionamento, altre seguono un’abitudine, altre ancora emergono quando una situazione non può più essere gestita in modo automatico e richiede una decisione concreta. In quei momenti non c’è spazio per un’elaborazione prolungata: si reagisce, spesso secondo modalità già note.
È il modo in cui reagisci quando sei sotto pressione, quando il tempo è limitato, quando non è possibile rimandare. Non coincide con una convinzione precisa, né con una narrazione consapevole. È un modo di stare nelle situazioni che si è formato nel tempo, spesso molto prima di poterne essere consapevoli o di riuscire a definirlo.
Quando questa struttura resta invariata, anche scelte diverse tendono a produrre esiti simili. Si possono cambiare i contesti, le persone, i ruoli, ma si continua a muoversi secondo schemi familiari, perché sono quelli che permettono di funzionare senza dover rimettere tutto in discussione.
In questi casi il cambiamento non manca, ma non si stabilizza. Finché c’è energia per controllare e sostenere la nuova direzione, il cambiamento sembra funzionare. Quando questa energia si riduce, si ritorna facilmente a modalità già conosciute.
Il cambiamento può avvenire, ma non si consolida finché non diventa riconoscibile il modo abituale di reagire e decidere sotto pressione. Non si tratta di scegliere meglio, ma di modificare il modo in cui si scelgono le cose.
Arriva un momento in cui capire non è più il problema. Le cose sono chiare, almeno in parte. Ciò che manca non è un’ulteriore spiegazione, ma un cambiamento nel modo in cui si fanno le scelte.