Un’ora può passare senza lasciare nulla, oppure portare ad una modifica concreta in una situazione che era ferma. Questo non significa che un’ora valga sempre come quattro. Alcuni processi richiedono tempo, continuità ed immersione, ma la durata, da sola, non determina il risultato.
La differenza si riconosce da ciò che viene portato a termine e da ciò che resta aperto.
Quando un incontro non ha una direzione definita, le conversazioni si estendono, i temi si moltiplicano e si esce con la sensazione che sia successo qualcosa senza che questo abbia avuto effetti nella realtà. Non perché manchi il contenuto, ma perché resta sul piano della comprensione.
Una problematica può essere compresa razionalmente anche in maniera precisa, ma restare comunque separata da ciò che viene sperimentato nel corpo.
Quando questo accade, ciò che è stato compreso si esaurisce insieme all’incontro, perché non è stato vissuto.
Quando invece un’esperienza coinvolge sensazioni ed emozioni, non resta un’idea, perché viene registrata in modo diverso e continua ad agire anche dopo. È questo che permette di collegare ciò che si comprende con ciò che si sente e con ciò che si fa.
Senza questo livello, mente e corpo restano disallineati. L’idea è chiara, ma non si traduce. Il vissuto rimane invariato e tende a riportare la persona nelle stesse condizioni.
Per questo non è sufficiente organizzare il tempo e serve attraversarlo in modo che ciò che accade venga integrato anche a livello corporeo.
Questo avviene attraverso fasi operative: ciò che emerge viene reso osservabile, viene modificato nel modo in cui è stato registrato e collegato ad una esperienza nel corpo che lo renda stabile.
Quando questo avviene, non richiede di essere mantenuto con uno sforzo volontario, perché si modifica il modo in cui una persona reagisce e prende decisioni.
Formati diversi rispondono a esigenze diverse. Un incontro breve e focalizzato permette di intervenire su un punto preciso. Un lavoro continuativo consente di consolidare ciò che è stato avviato e di lavorare sulla continuità. Un’esperienza intensiva permette di lavorare senza interruzioni su più elementi collegati.
Il tempo, da solo, non basta. Ciò che conta è che ciò che accade non resti confinato lì, ma continui ad avere effetto anche dopo.